L’UOMO CHE HA SALVATO IL MONDO

Era il 1983: sono passati solo 33 anni ma il mondo era diverso. Ronald Regan, il presidente degli Stati Uniti, era certo che l’URSS prima o poi avrebbe iniziato una guerra e a sua volta il Segretario Generale del Partito Comunista Sovietico, Jurij Andropov, era convinto che gli USA avrebbero attaccato per primi: la pace era affidata ad un precario e sottile equilibrio del terrore. Una guerra avrebbe significato la totale distruzione di entrambi i contendenti (e del mondo).

26 settembre 1983: Nel bunker segreto Serpuchov 15 (Unione Sovietica, non lontano da Mosca) si ha il compito di monitorare OKO, il sistema satellitare russo. Quel giorno a guidare le operazioni c’è il tenente colonnello Stanislav Petrov: non è un uomo d’azione, ma un analista. Su uno dei calcolatori si accende una piccola luce rossa per segnalare un missile nucleare da parte dell’America in arrivo. Se quella luce si accende, gli ordini di Petrov sono semplici e categorici: avvisare i propri superiori. Se Petrov alza la cornetta e chiama, nel giro di 12 minuti l’Unione Sovietica lancerà i propri missili nucleari verso gli USA, che risponderanno a loro volta – e la Terza Guerra Mondiale avrà inizio. E se Petrov non fa quella telefonata, in mezz’ora il missile arriverà a destinazione e Mosca sarà spazzata via.

Eppure Stanislav Petrov sente che qualcosa non va. Che senso ha lanciare un solo missile? Nel giro di pochi minuti, i calcolatori segnalano altri quattro missili, tutti diretti verso l’Unione Sovietica: ma anche cinque missili sono un numero troppo esiguo per una potenza come l’America. Perché iniziare una guerra con cinque missili? Questa domanda un analista come Petrov non può non farsela.  Tutti sono voltati verso Petrov, attendono la sua decisione. La vita e la morte di milioni di persone dipendono da lui. Petrov decide di fidarsi del suo istinto: non fa quella telefonata.
Dopo quindici minuti i missili scompaiono dai calcolatori. Non succede niente. Nessun missile ha raggiunto Mosca. La Terza Guerra Mondiale non è scoppiata.
Il tenente colonnello Stanislav Petrov ha salvato il mondo.

Petrov segnala l’accaduto come un errore tecnico. OKO era stato infatti ingannato dal riflesso del sole sulle nuvole. Il tutto viene insabbiato. E non solo: al tenente colonnello Petrov arrivò un lettera di richiamo e fu mandato in pensione anticipata per aver disobbedito.  Quando poi la storia diventa pubblica, Petrov riceve qualche premio dall’estero, ma nulla di più. Quando qualche giornalista va a intervistarlo, si giustifica: «Noo!, che ho fatto? Niente di speciale, solamente il mio lavoro» .

Fonte: http://www.corriere.it/esteri/16_giugno_20/guerra-fredda-eroe-dimenticato-petrov-salvo-mondo-apocalisse-nucleare-cd52da90-371e-11e6-88d7-7a12a568ff47.shtml

La storia di Petrov fa riflettere: non credo che a nessuno di noi toccherà salvare il mondo, come è capitato al colonnello. Tuttavia, anche nella vita o nel lavoro, quello che emerge dalla storia di Petrov è che nemmeno salvare il mondo è un buon motivo per disobbedire. Coloro che governano hanno il solo obbiettivo di essere ubbiditi, e il resto non importa. Quindi chiunque non si conforma e disobbedisce deve essere punito in qualche modo.  Anche se quello che ci viene ordinato non ci appare giusto, e alle volte sentiamo la necessità di ragionare e farci domande, non c’è nulla da guadagnare nel disobbedire, e sicuramente nemmeno un riconoscimento. 

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. martinosacchi ha detto:

    Ma scusa: quindi secondo te Petrov ha fatto male a non far scoppiare la terza guerra mondiale?

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    1. No prof.,al contrario: la mia era una critica verso chi non ha riconosciuto il suo merito solo per il fatto di ‘avere disobbedito’

      Piace a 1 persona

      1. martinosacchi ha detto:

        Si, ma non si capisce! Sembra proprio che tu voglia dire il contrario (cioè che bisogna stare zitti)

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